K & Parallel Worlds Other Stories ©

 

Io sono K. Non amo definirmi una fotografa, non lo sono, ma una cantastorie visionaria ...  Vi racconto un pensiero, un'emozione, le storie di mondi paralleli in cui ognuno di noi virtualmente vive, sogni, incubi, ... una storia che abita nella mia mente, un ricordo uscito all'improvviso dal mio passato o da quello di qualcun altro, un libro che ho letto, una canzone che mi gira in testa .... Fotografo essenzialmente donne, il corpo femminile mi appartiene e mi affascinano le infinite sfumature della personalità femminea. Non fotografo ciò che vedo, ma ciò che immagino...... Benvenuti nel mio Mondo ! 

I'm K. I don't like to call myself a photographer, I'm not, but a visionary storyteller ... I'll tell you a thought, an emotion, the stories of parallel worlds in which each of us virtually lives, dreams, nightmares, ... a story that lives in my mind, a memory suddenly came out of my past or someone else's, a book I've read, a song that turns in my head .... I photograph essentially women, the female body belongs to me and the infinite nuances of the feminine personality fascinate me. I don't photograph what I see, but what I imagine ...... Welcome to my world!

L’arte di Kiara si spalanca su un flusso continuo di visioni oniriche, proiezioni che nascono dai recessi più inconsci.
 La fotografia procede dalla luce che coglie attimi apparentemente fermi, li fissa, ma il lavoro di K è intriso di movimento, tutto è inafferrabile anche se apparentemente fermo. Le immagini si succedono come fotogrammi di un film dove il movimento è prodotto, appunto, dalle emozioni, da sentimenti lontani, nel passato, nel futuro e nelle distanze incommensurabili dell’Anima / Anemos, vento che scompiglia capelli e certezze, cambia le carte in tavola e costringe a riesaminare la propria vita. 
Le Protagoniste sono sempre donne, non solo mere proiezioni dell’artista, ma molto di più. Esse mettono in atto la ricchezza poliedrica dei sentimenti umani, incarnando il senso più profondo del femminile come territorio psicologico delle emozioni, che come piante e animali arcaici punteggiano le lande e gli oceani infiniti dell’anima.
 In questo senso direi quasi che K è solo apparentemente ritrattista di persone, ma più propriamente paesaggista di sentimenti. L’esplorazione è inarrestabile e coraggiosa. Ci vuole infatti coraggio a percorrere le giungle, i deserti e i mari dell’anima. Non c’è una meta, ma solo un’ irrefrenabile bisogno di capire, nel senso di catturare, afferrare il momento prezioso di una emozione nel suo formarsi, nel suo riemergere e riproporsi spesso in modo improvviso e inaspettato. Ogni volta è un’avventura. Così davanti alle opere di Kiara sembra di assistere ai racconti di avanguardie sopravvissute a spedizioni misteriose, racconti che dalla emulsione della pellicola fotografica emergono spesso come conosciuti, già esperiti, mai stranieri.  Ecco ancora il movimento, il definirsi dei tratti simbolici della donna / emozione , il rincorrersi di fotogrammi che raccontano una educazione sentimentale in una similitudine cinematografica che richiama il neorealismo italiano per la presenza di modelle non professioniste. Al bando l’artificiosità accademica. Rifiuto totale della posa “ di moda”e delle iterazioni compulsive di sguardi “fashion” preconfezionati. Largo alla spontaneità come chiave per accedere ai misteriosi luoghi della psiche.

Nell’opera fotografica / cinematrografica, nel senso di kinemata - movimenti, il tempo non procede linearmente, perché qui il passato, presente e futuro non hanno cittadinanza. Nei territori dell’anima K sa bene che orologi o bossule sono disperatamente inutili perché nel loro continuo rincorrersi i sentimenti ritornano privi di gabbie cronologiche. Il Tempo di Kiara è circolare, nel  flusso ininterrotto di un eterno ritorno.

La visione circolare del tempo, come ciclo, è per definizione femminile e propria della natura e dei movimenti della psike: il ciclo delle stagioni, le rivoluzioni degli astri, il rincorrersi circolare dei sentimenti che vengono sperimentati continuamente.
 Così gioire dell’arte di Kiara vuol dire intuire “ chiudere il cerchio” della nostra identità, aprire il tempo, non avere paura della verità.

Carlo Stanga

Illustratore

www.carlostanga.com

The art of Kiara opens up on a continuous flow of dreamlike visions, projections that arise from the most unconscious recesses. Photography proceeds from the light that captures apparently still moments, fixes them, but K's work is imbued with movement, everything is elusive even if apparently still. The images follow one another as frames of a film where movement is produced, precisely, by emotions, by distant feelings, in the past, in the future and in the immeasurable distances of the Soul / Anemos, wind that disturbs hair and certainties, changes the cards in table and forces one to re-examine one's life. The protagonists are always women, not just mere projections of the artist, but much more. They enact the multifaceted richness of human feelings, embodying the deepest sense of the feminine as a psychological territory of emotions, which like archaic plants and animals dot the endless moors and oceans of the soul. In this sense I would almost say that K is only apparently a portraitist of people, but more properly a landscape painter. Exploration is unstoppable and courageous. It takes courage to travel the jungles, deserts and seas of the soul. There is no goal, but only an irrepressible need to understand, in the sense of capturing, grasp the precious moment of an emotion in its formation, in its re-emergence and often present itself in a sudden and unexpected way. Every time is an adventure. So in front of the works of Kiara seems to witness the stories of avant-garde survivors of mysterious expeditions, stories that emerge from the emulsion of photographic film often as known, already experienced, never foreign. Here again is the movement, the definition of the symbolic traits of the woman / emotion, the chasing of frames that tell a sentimental education in a cinematic similarity that recalls Italian neorealism for the presence of non-professional models. To the announcement the academic artificiosità. Total refusal of "fashionable" pose and compulsive iterations of pre-packaged "fashion" looks. Wide to spontaneity as a key to access the mysterious places of the psyche.

In the photographic / cinematic work, in the sense of kinemata - movements, time does not proceed linearly, because here the past, present and future have no citizenship. In the territories of the soul K knows well that clocks or bosses are desperately useless because in their continuous chasing feelings return without chronological cages. Kiara's Time is circular, in the uninterrupted flow of an eternal return.

The circular view of time, as a cycle, is by definition feminine and proper to the nature and the movements of the psike: the cycle of the seasons, the revolutions of the stars, the circular chasing of the feelings that are continually tested.
So to rejoice in Kiara's art means to "close the circle" of our identity, to open the time, not to be afraid of the truth.

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